Febbraio: mese alchemico di purificazione e transizione
Febbraio è l’archetipo del passaggio, il ponte tra l’inverno (nato dal sonno, dalla contrazione, dall’ombra) e la primavera che nasce dal fuoco interiore. Il suo nome deriva da februarius, collegato alla radice februus, “purificare” e alla dea Februa/Febris, simboli del fuoco sacro che brucia l’inutile e trasforma ciò che ostacola la vita nuova, proprio come la febbre fa con il corpo fisico.
L’Opera Nigredo: la febbre come fuoco di trasformazione
La “febbre” non è un nemico, ma un processo di dissoluzione alchemica: brucia tossine, dissipa scorie e costringe a fermarsi, proprio come la Nigredo che rompe l’inerzia. Nel mito, la febbre è vista come fuoco interiore che purifica, togliendo ciò che non serve più e aprendo spazio alla rigenerazione.
In chiave evolutiva questo corrisponde a:
• svuotamento delle forme rigide
• rilascio di abitudini disfunzionali
• decostruzione dei vecchi schemi
• riposo come rigenerazione necessaria
Così come il corpo scoppia di febbre e si contrae per poi rinascere più forte, l’anima attraversa questo transito per abbracciare nuovi orizzonti.
Il Fuoco che prepara la Terra alla Semina
Dopo la pulizia viene la preparazione, proprio come l’alchimista che ripulisce il laboratorio prima di iniziare una nuova Grande Opera.
Febbraio invita a:
• pulire il terreno interiore
• rinunciare a ciò che appesantisce
• preparare lo spazio per nuovi semi
Questo è l’invito al conatus interioris (sforzo interiore): non solo detox fisico, ma spirituale e psicologico, per accogliere una nuova stagione della vita.
Anche le celebrazioni di questo mese sono simboli di rinascita e transizione. Le feste di Febbraio, dalla Candelora (luce che ritorna) ai Februalia, sono riti di luce, purificazione e rinnovamento. Il passaggio dal culto di Februa/Febris alla festa di San Valentino simboleggia l’evoluzione di una febbre esteriore in febbre d’amore interiore, capacità di trasformare e di aprire il cuore alla Vita.
Come simbolo evoalchemico Febbraio è il tunnel della Metamorfosi: si scende nelle profondità (febbre, lentezza, introspezione) per dissolvere ciò che è obsoleto. Come la Nigredo alchemica, questa fase è necessaria prima che il principio vitale possa risorgere più luminoso. La febbre di trasformazione non è la fine, ma il “fuoco che rivela la luce”, trasformando l’ombra in coscienza.
Febbraio non è l’ultimo mese freddo, ma un sacramento dell’anima: il luogo dove si scioglie il vecchio per lasciare spazio alla Nuova Vita, dove il Fuoco interiore crea, rigenera e guida il trasformarsi del Sé verso la luce. Dobbiamo considerare questo periodo come una stanza di transizione: è il laboratorio in cui l’anima si purifica nel fuoco, prepara il terreno e semina luce nuova.
É il momento in cui il lume della coscienza squarcia le tenebre. In Alchimia è il primo scintillio della Rubedo che inizia a farsi sentire durante la Nigredo più profonda. È il richiamo a non temere la luce che si rivela, ma ad accoglierla come strumento di chiarificazione per guidare il risveglio dell’anima.
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La Candelora e l’archetipo della candela
Le fiaccole accese della Candelora (2 Febbraio) nelle processioni antiche non sono solo luci fisiche, ma simboli del fuoco purificatore che attraversa il corpo e lo spirito.
In ottica evoalchemica rappresentano:
• Ignis Sacerdotalis, il fuoco del cuore che brucia l’impurità;
• Processus Purificatorius, il rito attraverso cui la luce interna si fa tangibile.
Ogni fiaccola è come il fuoco del vaso alchemico che dissipa le scorie e diventa simbolo di consapevolezza attiva: non si aspetta più la luce, si va incontro ad essa, la si plasma, la si accende!
A questo punto i germogli e la terra sono pronti, sono icone del terreno interno che è stato purgato e preparato.
Non sono solo i primi segni di “primavera”, ma parte dell’Opera alchemica interiore: il terreno purificato è simbolo dello stato della psiche sciolta dai pesi e i semi degli intenti sono l’archetipo di tutte le nuove forme che vogliono nascere. Tutto il processo di semina corrisponde all’incubazione del nuovo principio vitale dopo la dissoluzione.
Ma questo momento chiede che siamo noi a pianificare intenzionalmente la crescita, dopo aver fatto spazio nel corpo, nelle emozioni e nel pensiero.
Siamo suolo fertile, pronti a ricevere luce e nutrimento.
In quest’ottica evoalchemica la Candelora non è una festa, ma una soglia operativa.
È il momento dell’anno in cui la coscienza esce dall’opacità dell’inverno interiore, senza essere ancora chiamata all’azione esterna.
Non è nascita.
Non è manifestazione.
È chiarificazione.
Ciò che nei mesi bui è stato assorbito, sedimentato, elaborato nel silenzio, ora inizia a rendersi visibile come forma interiore, ma resta ancora fragile, non conclusa, non definitiva. Questa è la fase in cui la luce non invade, ma orienta.
La candela è archetipo della fiamma custodita: accesa non rappresenta la vittoria della luce sull’ombra, ma la nascita della responsabilità. La fiamma è discreta, stabile e anche vulnerabile. Non illumina tutto. Indica una direzione. È il simbolo della luce interiore che chiede custodia, non esposizione. Non va ostentata, ma nutrita, protetta dal vento delle distrazioni, dei giudizi, delle accelerazioni premature.
Qui l’essere umano non è eroe né sacerdote: è custode del fuoco.
Quindi questa lettura in chiave evoalchemica, vede l’apertura del mese con la Candelora, come un momento che corrisponde a una purificazione per distillazione e non per distruzione.
Non si tratta di tagliare, espellere o combattere, ma di fare chiarezza, di ordinare, di separare l’essenziale dal superfluo.
È il momento in cui la materia interiore viene resa più fine, più leggibile, più coerente.
Ciò che resta non è “meno”, ma più vero.
Questa è certamente una purificazione che non svuota, ma concentra per offrire mente lucida, una visione ampia.
L’energia acquariana e la Luna piena in Leone
Un ruolo fondamentale è giocato dalla forte concentrazione acquariana (Sole, Mercurio, Venere, Marte).
Ci indica infatti che questa soglia lavora primariamente sul piano mentale ed energetico superiore:
• riorganizzazione del pensiero
• comprensione dei legami invisibili
• capacità di tradurre l’esperienza interiore in una visione che sia condivisibile
È una luce che non scalda ancora, ma chiarisce; che ordina le idee prima di incarnarle.
Ecco il vero passaggio: a questo punto del cammino l’evoluzione non è individualista, perché ciò che emerge chiede di essere messo in relazione, non trattenuto per sè.
La Luna piena di questo mese sarà l’1 Febbraio e in Leone: un’energia potente di integrazione tra ciò che espande dal cuore e ciò che vive nella mente. Se l’energia acquariana apre la visione, la Luna in Leone richiama la necessità di incarnarla con autenticità. Non basta più capire, ora occorre sentire chi siamo dentro ciò che stiamo comprendendo.
E quindi qual è per tutti noi il vero processo evoalchemico di questo momento?
È l’integrazione tra l’identità personale (Leone) e la visione collettiva (Acquario). Senza questa integrazione, la luce resta solo un concetto meramente astratto. È incarnando tutto il processo che l’asse interiore diventa stabile.
Questo è il tempo in cui la coscienza impara a stare con la propria luce senza forzarla a diventare fuoco.
È la fase in cui:
• la luce non chiede azione
• il fuoco non chiede espansione
• l’anima chiede solo ordine
Se attraversata consapevolmente, questa soglia non cambia la nostra vita, ma cambia l’asse su cui essa si struttura e tutto ciò che verrà dopo, crescerà e si svilupperà in maniera più salda, più autentica e più allineata.
Una breve sintesi prima di concludere
1) L’Inverno come Nigredo
Contrazione, silenzio, ritiro.
La coscienza si raccoglie, si fa opaca, introspettiva. È la fase in cui la materia psichica viene portata al buio per poter essere rielaborata. Nulla va forzato: ciò che è vivo si conserva nel profondo.
2) La Transizione è la Febbre purificatrice
Dissoluzione delle scorie, scioglimento delle rigidità, perdita delle forme non più funzionali.
È il momento instabile, a tratti scomodo, in cui ciò che era trattenuto inizia a muoversi.
La “febbre” non è crisi, ma attivazione del processo di trasformazione.
3) La Primavera è l’Albedo che prepara la Rubedo
Chiarificazione, leggerezza, nuova disponibilità alla vita.
Non è ancora piena fioritura, ma è il terreno reso fertile, lo spazio pronto ad accogliere il nuovo principio vitale.
La luce non esplode: filtra, orienta, guida.
In questo passaggio delicato e potente, la Natura mostra ciò che accade anche nell’essere umano: insegna che nulla nasce senza essere stato prima custodito nel buio, che nulla fiorisce senza una fase di dissoluzione e che nulla dura a lungo se non è stato purificato.
È una legge evolutiva.
Prepariamo la primavera, lasciamo l’anima fluire, senza più resistere!
Con amore,
Tamara
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